Preparativi di guerra: Achille


Achille era l'eroe più famoso di tutta la Grecia, per essere rapidissimo nella corsa, per essere valoroso e invincibile in battaglia, per essere anzi invulnerabile. Egli era figlio di Peleo e di Teti, una delle Nereidi, la ninfa che Zeus aveva amato ma che aveva rinunciato a sposare perchè destinata a generare un figlio più forte del padre. Costei per rendere invulnerabile il figlio, lo aveva tuffato nel fiume Stige, le cui acque infernali rendevano la pelle umana più dura dell'acciaio.


Ma siccome, nel tuffarlo, la dea aveva tenuto il figlio per il tallone, questa parte del piede non aveva ottenuto il privilegio dell'invulnerabilità ed era l'unico punto del suo corpo dove si poteva ferirlo ed ucciderlo. Achille era poi stato affidato dalla madre al centauro Chirone, che ne aveva fatto un giovane forte, audace e generoso. Teti aveva ottenuto dal Fato che Achille potesse scegliere a suo modo il proprio avvenire; e il Fato gli lasciò la scelta tra un vita lunga senza gloria o una vita gloriosa ma breve. Achille aveva scelto quest'ultima. Ed è appunto per questa sua scelta che, appena scoppià la guerra troiana, Teti ebbe paura per il figlio e, per sottrarlo al pericolo, lo aveva nascosto, travestito da donna, tra le ancelle di corte e le figlie del re Licomede di Sciro.

Ulisse dunque prese una cassetta di quelle che portano i merciai ambulanti; la riempì di aghi, di nastri, di merletti e di tutte le cianfrusaglie che piacciono tanto alle donne; poi, sotto tutta questa roba, nascose una spada. Fingendo di essere un merciaio, andò peregrinando di corte in corte, gettando il suo grido: "Chi vuole aghi fini, bei nastri, buone forbici, donne!"Quando andò a Sciro fu chiamato dalle figlie del re e le ancelle di corte. Tutte le donne della casa gli furono attorno per fare delle compere, ma il furbo Ulisse si accorse che una delle ragazze se ne stava in disparte, senza interessarsi affatto alla sua merce. Quando il re di Itaca ebbe accontentato tutte le altre fanciulle, lanciò il grido di guerra: "All'armi! All'armi!" Le ancelle fuggirono via spaventate; solo una restò; e, avendo Ulisse fatto vedere la spada che stava nel fondo della cassetta, questa ancella si avvicinò al merciaio e, impugnando la spada fieramente, si fece riconoscere per guerriero. Era Achille, e così anche lui dovette andare alla guerra.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao, molto bello il tuo sito, se ti si volesse contattare con una mail come fare? grazie, ciao

Giuseppe Ghigino ha detto...

Ciao Musa, innanzitutto complimenti per il blog! Ho sempre cercato uno spazio dedicato totalmente alla mitologia greca nei suoi vari aspetti, in maniera ordinata e accattivante. Ti ho aggiunto volentieri al blogroll del mio sito! Tornando all'articolo, la storia di Achille è più umana di quanto si pensi.. Anche l'eroe per eccellenza faceva parte di quel gioco del destino (Ananke) che governa i mortali e gli dei, e la sua scelta di una vita gloriosa ma breve, invece di una lunga esistenza tranquilla mi ha sempre affascinato e colpito